Lavoro su fune: rischi, obblighi e sorveglianza sanitaria. Guida aggiornata per aziende e lavoratori

Il lavoro su fune è una delle attività più tecniche e specialistiche nel panorama della sicurezza sul lavoro. Richiede addestramento mirato, attrezzature idonee e una valutazione sanitaria rigorosa, perché l’errore non lascia margine: chi opera sospeso a diverse decine di metri deve essere in condizioni psicofisiche impeccabili.

In Italia, la disciplina è regolata dal D.Lgs. 81/2008, in particolare dagli artt. 116 e 111, che impongono al datore di lavoro una serie di obblighi stringenti in tema di formazione, DPI, procedure e sorveglianza sanitaria.

Di seguito una guida essenziale — dal punto di vista medico e aziendale — per capire quando serve la sorveglianza sanitaria, quali rischi valutare e come impostare un protocollo sanitario realmente utile, non formale.

Cos’è il lavoro su fune secondo la normativa

Per “lavoro su fune” si intende qualsiasi attività svolta:

  • con sistemi di accesso e posizionamento mediante funi;
  • in sospensione o trattenuti da imbracature e dispositivi anticaduta;
  • in contesti dove non è attuabile o non è sicuro un diverso sistema di accesso.

È ampiamente usato in:

  • edilizia e manutenzioni in quota;
  • tree-climbing;
  • lavori su pareti rocciose (consolidamento versanti);
  • ispezioni, installazioni e montaggi industriali.

L’uso della fune non riduce il rischio: lo controlla, a patto che i lavoratori siano idonei e formati.

Principali rischi del lavoro su fune

L’esposizione non riguarda solo la caduta dall’alto (eventualità ovvia ma non unica). Nel DVR dovrebbero essere valutati almeno i seguenti macro-rischi:

1. Rischio di caduta dall’alto

Non serve aggiungere enfasi: la caduta è evento a esito potenzialmente fatale.

Il medico competente deve verificare:

  • idoneità muscolo-scheletrica (arti inferiori, rachide, capacità di mantenere posture sospese);
  • assenza di condizioni cliniche improvvise (epilessia, aritmie, sincope, disturbi vestibolari).

2. Sovraccarico biomeccanico del rachide

Operare sospesi comporta un impegno elevato della muscolatura stabilizzatrice.

La letteratura sul sovraccarico vertebrale mostra chiaramente che posture incongrue e movimenti ripetitivi in sospensione aumentano il rischio di LBP rispetto a lavoro terrestre standard. 

3. Stress termico e microclima

Chi lavora in parete è continuamente esposto a:

  • freddo intenso,
  • vento,
  • colpi di calore.

La regolazione termica è più complessa in condizioni di sospensione, con ridotta possibilità di recupero.

4. Rischio da vibrazioni

Drill, martelli demolitori, carotatrici e altre attrezzature portatili trasmettono vibrazioni mano-braccio e talvolta al corpo intero, con rischi documentati per sistema vascolare e neurologico. 

5. Rischio da sostanze pericolose

Nel caso di manutenzioni industriali, verniciature o applicazione di prodotti chimici (resine, impregnanti, solventi), può esservi esposizione a irritanti e tossici respiratori. 

6. Fatica e rischio infortunistico correlato

La fatica è uno dei nemici principali della sicurezza in quota: aumenta gli errori, riduce la forza di presa, rallenta i tempi di reazione.

Sorveglianza sanitaria: quando è obbligatoria

Per i lavoratori su fune la sorveglianza sanitaria è obbligatoria sempre, perché:

  • si tratta di un’attività con rischio specifico non eliminabile;
  • il D.Lgs. 81/08 richiede idoneità sanitaria per mansioni che espongono a rischio di caduta dall’alto (artt. 18, 41, 116).

Il giudizio di idoneità è di natura psicofisica, non solo clinica: la capacità tecnica non basta.

Protocollo sanitario: cosa valutare

Il protocollo deve essere cucito sul DVR, ma ci sono elementi clinici imprescindibili:

1. Valutazione del rachide e dell’apparato muscolo-scheletrico

Fondamentale, perché rappresenta il distretto più stressato dal lavoro in sospensione.

Le indagini sul sovraccarico vertebrale lo confermano come uno dei principali fattori di disabilità lavorativa. 

2. Funzionalità vestibolare ed equilibrio

Un’alterazione dell’equilibrio è incompatibile con la mansione.

3. Apparato cardiovascolare

Serve escludere aritmie, sincope, patologie cardiache che possono determinare perdita di coscienza improvvisa.

4. Idoneità psicologica e gestione dello stress

Non si tratta di “test psichiatrici”, ma di valutare stabilità emotiva, gestione dello stress, assenza di disturbi ansiosi importanti: il lavoro in quota amplifica ogni vulnerabilità.

Periodicità delle visite

La periodicità deve essere annuale.

Riduzioni in questo senso non sono giustificabili, perché:

  • i rischi sono ad alta severità;
  • la fitness psicofisica può modificarsi rapidamente;
  • i DPI anticaduta richiedono lavoratori sempre in condizioni ottimali.

Quando un lavoratore non è idoneo al lavoro su fune

Le situazioni più frequenti che comportano non idoneità temporanea:

  • lombalgia acuta o ricorrente che limita la mobilità;
  • vertigini, disturbi dell’equilibrio;
  • infortuni agli arti superiori o inferiori che riducono la forza di presa o appoggio;
  • assunzione di farmaci che riducono vigilanza o reattività.

Non idoneità permanente quando presenti:

  • epilessia non stabilizzata;
  • cardiopatie con rischio di sincope;
  • disturbi vestibolari persistenti;
  • patologie respiratorie severe che limitano lo sforzo.

Formazione e addestramento: parte integrante della prevenzione

La sorveglianza sanitaria non basta: l’art. 116 richiede formazione specifica e addestramento pratico sull’uso delle funi, DPI e procedure di emergenza.

L’idoneità sanitaria non sostituisce quindi l’addestramento e l’addestramento non sostituisce l’idoneità.

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