Lo stress lavoro-correlato è uno dei fattori più sottovalutati nelle imprese italiane, ma anche uno dei più rilevanti per assenze, turnover e calo di produttività.
Il D.Lgs. 81/2008 obbliga tutte le aziende, indipendentemente dalle dimensioni, a effettuare la valutazione del rischio stress e a integrare nel DVR le misure di prevenzione.
Non si tratta di un adempimento formale: gestire correttamente questo rischio ha un impatto diretto sulla continuità operativa e sul benessere dei lavoratori.
Cos’è lo stress lavoro-correlato
Secondo l’INAIL, lo stress lavoro-correlato è una condizione in cui le richieste del lavoro superano le capacità, risorse o esigenze del lavoratore.
Non riguarda la fragilità individuale, ma l’interazione tra:
- organizzazione del lavoro;
- carichi e ritmi;
- rapporti interpersonali;
- gestione dei turni;
- ruolo e responsabilità;
- supporto dei colleghi e dei superiori.
È dunque un rischio organizzativo, non psicologico in senso clinico.
Quando scatta l’obbligo per l’Azienda
Il D.Lgs. 81/08 impone che la valutazione dello stress lavoro-correlato sia parte integrante del DVR.
L’obbligo scatta sempre, anche con:
- un solo dipendente;
- aziende a basso rischio;
- attività senza rischi fisici significativi;
- lavoro d’ufficio o smart working.
L’azienda deve:
- valutare il rischio secondo le indicazioni INAIL;
- documentare la metodologia adottata;
- indicare le misure di prevenzione;
- aggiornare periodicamente la valutazione.
La mancata valutazione comporta sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, responsabilità penali.
Come si effettua la valutazione
La metodologia INAIL prevede due livelli:
Valutazione preliminare (obbligatoria per tutti)
Si basa su indicatori oggettivi come:
- tasso di assenze e malattie;
- turnover;
- infortuni;
- segnalazioni formali;
- carichi e ritmi;
- conflittualità interna;
- organizzazione del lavoro.
Valutazione approfondita (da effettuare solo se la prima risulta critica)
Prevede:
- focus group;
- questionari validati;
- analisi delle percezioni dei lavoratori;
- interventi mirati sui reparti più esposti.
La valutazione approfondita non è obbligatoria di default: si attiva solo se emergono criticità reali.
Perché danneggia la produttività
Le ricerche mostrano che lo stress cronico:
- riduce la capacità di concentrazione;
- aumenta gli errori;
- favorisce l’assenteismo;
- peggiora la qualità del lavoro;
- incrementa il rischio di conflitti interni;
- indebolisce il coinvolgimento dei lavoratori.
È un costo silenzioso che può incidere più dei rischi fisici.
Come si può tentare di ridurlo?
Molti interventi considerati “anti-stress” non hanno alcuna efficacia operativa.
Quelli che funzionano davvero sono sempre organizzativi.
Chiarezza dei ruoli e delle responsabilità
Il lavoratore deve sapere cosa ci si aspetta da lui e quali strumenti ha per farlo.
Gestione realistica dei carichi di lavoro
Carichi e ritmi devono essere coerenti con le risorse disponibili.
Comunicazione interna trasparente
Riduce conflitti e percezione di ingiustizia, tra i principali fattori di stress.
Supporto dei superiori e della linea
La qualità della relazione con il diretto responsabile pesa più del contesto fisico.
Formazione mirata su turni, gestione del tempo, smart working
Aiuta a stabilizzare i ritmi e ridurre il sovraccarico.
Buona ergonomia del posto di lavoro
Riduce l’affaticamento fisico che amplifica il carico mentale.
Monitoraggio periodico degli indicatori
Permette di identificare precocemente segnali di criticità.
Il ruolo del Medico Competente
Il Medico Competente partecipa alla valutazione del rischio stress:
- collaborando alla raccolta degli indicatori sanitari;
- segnalando eventuali condizioni critiche rilevate durante le visite;
- partecipando alla riunione periodica;
- proponendo misure organizzative o formative.
Non effettua diagnosi psicologiche, ma contribuisce a individuare segnali clinici correlabili ai rischi organizzativi.
Conclusioni
Lo stress lavoro-correlato non è un problema astratto: incide direttamente sulla produttività, sulla qualità del lavoro e sul clima aziendale.
Valutarlo correttamente e adottare misure preventive mirate permette di costruire ambienti più sani e sostenibili, con benefici tangibili per lavoratori e organizzazione.





